Artista e Collezionista: febbre per l’arte o il mercato?

Danh Vo, artista di origini vietnamita (classe 1975), già da tempo ci ha abituato a far parlare di sé per le sue opere d’arte e le mostre lui dedicate in giro per il mondo.

La sua fama è cresciuta tanto da fargli scalare moltissime posizioni nelle classifiche delle vendite all’asta: le opere preferite sul mercato sono le sue scatole di cartone, spesso di birra, usate e coperte d’oro, che arrivano a superare i 500mila dollari.

Ma non è l’unico motivo che lo porta alla ribalta nella cronaca: infatti, fatto recente, è la sua diatriba con il collezionista Bert Kreuk, uno dei suoi più affezionati “clienti”, che lo ha denunciato circa due anni fa.

L’accusa è quella di non aver mai consegnato un’opera commissionata (e pagata 350mila dollari) da parte del miliardario per una grande mostra della sua collezione. L’opera in questione doveva essere una grande installazione in una sala riempita delle sue famose scatole. Ma a pochi giorni dalla mostra il collezionista ha visto recapitarsi una sola opera.

L’artista si difende affermando che era convinto che il collezionista avrebbe voluto speculare sulle sue opere, facendo saltare i valori di mercato.

Il rischio è comprensibile, come lo è il timore dell’artista, che è parte di quella generazione di giovani i cui lavori vengono comprati e rivenduti all’asta con estrema fretta e con altissimi rincari.

A conferma dei sospetti e a far pendere un po’ la bilancia a favore dell’artista il fatto che, nel bel mezzo di questa battaglia, il collezionista ha messo in vendita in un’asta da Sotheby’s una delle scatole di Vo, ottenendo circa 700mila dollari, 14 volte il prezzo del 2013.

Nonostante le sentenze lo obblighino a completare l’opera commissionatagli, Danh Vo ha dichiarato di non aver nessuna intenzione di eseguire il lavoro, anzi ha fatto capire che preferirebbe pagare la multa (che ammonta a 10mila dollari per ogni giorno di ritardo fino ad un massimo di 350mila dollari), piuttosto che portare a termine l’opera.

Arte e mercato sono da sempre facce della stessa medaglia, soprattutto nella creazione contemporanea dove ormai si ha la convinzione che sia il mercato a fare l’arte e non il contrario. Si sta forse ora perdendo il vero valore dell’arte, acquistando opere non per gusto o emozioni ma per mero valore economico, come se si trattasse di gioielli da esporre, manifestazione di uno stato patrimoniale cospicuo e solido.

E voi, cosa ne pensate?
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