Studio e Confronto: Prato per l’arte contemporanea italiana

Si è concluso lo scorso 27 settembre a Prato il Forum dell’arte contemporanea italiana.

Con 42 coordinatori, 400 relatori e oltre 1000 presenze il Forum si è rivelato uno dei più importanti e prolifici contenitori di condivisione e di pensiero inerente il mondo dell’arte nella sua accezione contemporanea: studio e confronto il file rouge dell’intera iniziativa!

Organizzata dal Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, la prima edizione di questa significativa quanto importante esperienza di condivisione, ha coinvolto tutti gli operatori del settore, chiamati proprio a Prato per fare il punto sulle criticità del “sistema arte in Italia” e sulle difficoltà per l’arte italiana ad affermarsi sul piano internazionale.

Il Forum si è avvalso di un comitato promotore di tutto rispetto, formato da Ilaria BonacossaAnna DaneriCesare PietroiustiPierluigi Sacco insieme a Fabio Cavallucci, direttore del Centro Pecci, e si è strutturato in tavoli di lavoro formati da un coordinatore e da vari relatori, che a partire da una serie di questioni e temi definiti hanno elaborato nuove proposte e soluzioni.

A conclusione dei lavori è fortemente emerso ancora un grande punto interrogativo sulla volontà concreta del sistema attuale dell’arte italiana di ripensare se stesso e modificarsi, di attivare un possibile cambiamento partendo da una destrutturazione e uno scardinamento delle regole interne.

Per avere tutte le informazioni sulle tematiche trattate, oltre che la possibilità di avere approfondimenti e relazioni, vi consiglio caldamente di visitare il sito ufficiale http://www.forumartecontemporanea.it

 

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La tomba di Monna Lisa Gherardini del Giocondo è qui!

Ciao a tutti amici di Grillintesta, ben ritrovati per il nostro consueto appuntamento del venerdì.

Oggi torniamo a parlare di storia, arte e nuove scoperte: è infatti di ieri la notizia del presunto ritrovamento delle ossa di Monna Lisa Gherardini del Giocondo, meglio nota come la Gioconda, celebre opera di Leonardo.

Silvano Vinceti, coordinatore del Comitato per la valorizzazione dei Beni storici e culturali in Italia, ha evidenziato la quasi completa certezza che i resti trovati nella chiesa di Sant’Orsola, a Firenze, siano proprio di Monna Lisa Gherardini del Giocondo: a dimostrarlo sono, infatti, sia i dati archeologici che quelli antropologici e storici.
Difatti uno dei tre reperti ossei prelevati dalla cripta del monastero si è rivelato compatibile con il periodo di morte di Lisa (1542) e in futuro potrà essere confrontato con il Dna dei figli.

“La sicurezza che alcuni dei resti esaminati siano di Lisa non la diamo – ha precisato Vinceti – ma la probabilità è altissima“. Certo è che, come ha spiegato Giorgio Gruppioni dell’Università di Bologna, al momento non è possibile procedere con l’esame del Dna con le tecniche disponibili attualmente; per questo confronto bisognerà attendere lo sviluppo tecnologico dei prossimi anni. In particolare i resti dei figli che furono trovati nella chiesa di Santissima Annunziata sono, ad oggi, troppo degradati dalle alluvioni dell’Arno e non danno filamenti di Dna sufficienti per eventuali esami di raffronto con i resti ossei trovati in Sant’Orsola.

Non ci resta, quindi, che aspettare ma di sicuro possiamo almeno sognare! 

Federico Marchesini: colore, animo, passione

Ciao a tutti cari amici di “Grillintesta – dove il pensiero è di casa” e ben ritrovati qui sul mio blog.

Oggi, come ogni venerdì sono qui a scrivere un nuovo articolo per tutti voi che mi seguite e che non smetterò mai di ringraziare: siete in tanti e questo non può che riempirmi di orgoglio.

Questo nuovo post, però, oggi lo voglio dedicare ad un artista che ho avuto il piacere e il privilegio di conoscere e che ora sta osservando il mondo da lassù continuando a creare la sua arte “spirituale”.

Voglio ricordarlo qui con il testo critico che scrissi per lui (fu la mia prima esperienza sul campo che potei fare grazie a lui) che spero possa al meglio esprimere l’arte e l’essere artista, oltre che uomo, di Federico Marchesini.

“Dopo la partecipazione alla Biennale di Genova, conclusasi il 6 Luglio u.s., prima di dedicarsi alla personale presso l’Aeroporto Internazionale dell’Umbria San Francesco d’Assisi di Perugia e di partecipare alla Florence Biennale, Federico Marchesini torna, con la sua arte, ad esporre nella sua città in occasione del Todi Festival, con una mostra dal titolo “Tra Sacro e Profano”, tema caro all’artista stesso che ha già riscontrato particolare interesse nella personale di Terni (presso il Museo Diocesano e Capitolare) dello scorso Aprile.
L’arte di Federico Marchesini andrebbe definita “vera Arte”, per intenderci quella con la “A” maiuscola. Nelle sue opere è racchiusa tutta la meditazione dell’artista nei confronti dell’esistenza espressa attraverso le sue creazioni: la scoperta del supporto, il suo studio, la successiva esplosione delle emozioni e di quel sentimento che porta l’artefice ad assaporare ogni potenzialità dell’oggetto fino a prefigurarsi già il risultato finale.
Quello che subito colpisce chi guarda i suoi lavori è il continuo ripresentarsi di un modulo che, pur variando di opera in opera, si ripete continuamente in essa, quasi a voler celare allo spettatore ciò che è raffigurato oltre a quella fitta policromia che è la visione tangibile del sentimento, dell’emozione, della pulsione creativa del pittore. Infatti la novità apportata da Federico è proprio in questo nuovo linguaggio dell’arte contemporanea che pur corteggiando le avanguardie conserva ancora il richiamo alla tradizione attraverso la rappresentazione della figuratività umana, presente nella quasi totalità dei suoi lavori. Il visitatore è quindi portato a scrutare l’operato dell’artista nella sua interezza, con lo scopo di comprenderne “l’inganno”, guidando l’occhio alla penetrazione dell’anima per giungere all’essenza della rappresentazione umana stessa, raffigurata nel pieno della sua contemplazione (esistenziale) caratterizzata dalla costante presenza degli occhi chiusi: questo perché la vera riflessione non è da ricercarsi in qualcosa che è all’esterno ma in ciò che è in ognuno di noi, nella nostra stessa anima.
Mi sembra lecito definire questo linguaggio innovativo in quanto ho potuto constatare con mano la sua forte comprensione e il suo totale apprezzamento: non solo tra gli addetti ai lavori, coloro che chiamiamo esperti, ma soprattutto tra gli appassionati, i curiosi, i titubanti e i “distratti” che popolano, assai numerosi, il mondo dell’arte. È a loro che l’Artista deve cerca di approdare, perché è a loro che deve trasmettere, anzi suscitare, emozioni e riflessioni. Credo che questo sia il vero scopo che l’Artista deve prefigurarsi, quello di invitare lo spettatore a riflettere sulla propria condizione esistenziale, sul perché della sua presenza su questo mondo: per queste ragioni Federico Marchesini può e deve essere a pieno titolo considerato un Grande Maestro dei nostri giorni, in quanto ha pienamente compreso questa sua missione e per questo merita di essere conosciuto e ammirato da tutti.”

Ciao Federico, grazie per averci reso partecipi del tuo animo così buono e gentile.

Vademecum per un castello di sabbia a regola d’arte… anzi di Architetto!


La scorsa settimana ho voluto portare l’attenzione sulla creazione di castelli e sculture di sabbia non solo come mero passatempo, ma come veri e propri capolavori della nostra contemporaneità.

Ma una domanda che forse molti di voi si sono fatti è: poiché tutto ha inizio dalla creazione dei castelli di sabbia, come si costruisce un castello di sabbia perfetto?

Per rispondere a questa curiosità ci viene in soccorso uno dei più famosi architetti dei nostri giorni, Renzo Piano, che ha recentemente dichiarato al “Guardian” di aver iniziato la sua carriera proprio dalla costruzione dei castelli di sabbia.

Creare è sempre stato un piacere per me – felici mani, felice mente – e fare i castelli di sabbia ha allenato la mia fantasia. Ora, in quanto architetto di opere come lo Shard, devo pensare sempre al risultato finale ma prima non ci pensavo, erano cose effimere” (Renzo Piano – intervista al “Guardian”)

Ecco come procedere per la costruzione di un ottimo castello di sabbia:

1. Prima di tutto deve esserti chiaro che costruire un castello di sabbia è un’operazione totalmente inutile. Non aspettarti troppo; è destinato a scomparire per il semplice fatto che non c’è un punto in cui costruirlo abbastanza lontano dal mare. La relazione del castello di sabbia con l’acqua è, però, più importante di quanto sembri. Studia le onde e decidi dove posizionarlo – se troppo vicino alla battigia il mare lo distruggerà, ma se lo fai troppo lontano non avrai l’acqua con la quale interagire. Sembra un po’ complicato ma è semplice, devi agire d’istinto.

2. Inizia a scavare un fossato proprio dove le onde hanno inumidito la sabbia. Usa le tue mani. Poi usa la sabbia per creare il centro del castello, che sembrerà all’inizio una montagnetta con un’inclinazione, più o meno, di 45°. Non scavare troppo a fondo: il fossato non dovrebbe superare i 30 cm di profondità e i 45 di larghezza. Il castello dovrebbe essere alto circa 60 cm.

3. Crea un passaggio per l’acqua: il momento più magico è quando le onde iniziano ad entrare nel tuo castello e il canale diventa un vero fossato. Se hai trovato la giusta posizione per costruire la tua opera, potrai osservare l’acqua entrare e uscire ogni 10-15 minuti. Per catturare l’immagine nella tua memoria più facilmente, chiudi gli occhi quando l’onda fa il suo ingresso.

4. Metti una bandierina o qualsiasi cosa capito a tiro sulla cima del tuo castello: questo servirà a renderlo visibile per le persone che camminano sulla spiaggia. Poi torna a casa e non pensarci più.
(Fonte Huffington Post)

E voi la pensate come Renzo Piano?

“Amor Arena”

Come ogni anno con l’arrivo dell’estate si inizia a pensare alle vacanze: molti scelgono le località di mare per passare i mesi estivi tra sole, tuffi in acqua e… sabbia.

Ebbene è proprio la sabbia la protagonista di ogni estate (e non solo!): infatti è grazie alla sabbia che vengono realizzati i castelli che dominano le rive del nostro bel Paese.

Chi di noi da piccolo non ha mai fatto un castello di sabbia? Credo che tutti, almeno una volta nella nostra vita, abbiamo provato questa esperienza. C’è chi riusciva a realizzare delle piccole fortezze e chi invece solo un castello mezzo rotto; ma sappiate che tutto ciò non è solo un passatempo da bambini.

Ogni anno si organizzano delle vere e proprie mostre e competizioni per eleggere la scultura di sabbia  (sia essa un castello o una scena figurativa) più bella della stagione!

Quest’anno si terrà a Cervia dall’8 al 10 agosto, la 18° edizione del “World Master di Sculture di Sabbia“: un’occasione unica per far riscoprire a tutti i partecipanti provenienti da vari Paesi, il gusto della semplicità tipica dei bambini.

Manifestazioni come quella di Cervia attirano molti curiosi ed appassionati tant’è che si è arrivati ad estendere questo appuntamento anche al mese di Dicembre, con le mostre realizzate con i più bei presepi creati interamente con la sabbia!

Una tradizione che sin da piccoli facciamo nostra e che con il passare del tempo trasformiamo in una vera passione, forma di espressione del nostro essere.

E voi cosa ne pensate? Considerate questi capolavori come tali?

 

Artista e Collezionista: febbre per l’arte o il mercato?

Danh Vo, artista di origini vietnamita (classe 1975), già da tempo ci ha abituato a far parlare di sé per le sue opere d’arte e le mostre lui dedicate in giro per il mondo.

La sua fama è cresciuta tanto da fargli scalare moltissime posizioni nelle classifiche delle vendite all’asta: le opere preferite sul mercato sono le sue scatole di cartone, spesso di birra, usate e coperte d’oro, che arrivano a superare i 500mila dollari.

Ma non è l’unico motivo che lo porta alla ribalta nella cronaca: infatti, fatto recente, è la sua diatriba con il collezionista Bert Kreuk, uno dei suoi più affezionati “clienti”, che lo ha denunciato circa due anni fa.

L’accusa è quella di non aver mai consegnato un’opera commissionata (e pagata 350mila dollari) da parte del miliardario per una grande mostra della sua collezione. L’opera in questione doveva essere una grande installazione in una sala riempita delle sue famose scatole. Ma a pochi giorni dalla mostra il collezionista ha visto recapitarsi una sola opera.

L’artista si difende affermando che era convinto che il collezionista avrebbe voluto speculare sulle sue opere, facendo saltare i valori di mercato.

Il rischio è comprensibile, come lo è il timore dell’artista, che è parte di quella generazione di giovani i cui lavori vengono comprati e rivenduti all’asta con estrema fretta e con altissimi rincari.

A conferma dei sospetti e a far pendere un po’ la bilancia a favore dell’artista il fatto che, nel bel mezzo di questa battaglia, il collezionista ha messo in vendita in un’asta da Sotheby’s una delle scatole di Vo, ottenendo circa 700mila dollari, 14 volte il prezzo del 2013.

Nonostante le sentenze lo obblighino a completare l’opera commissionatagli, Danh Vo ha dichiarato di non aver nessuna intenzione di eseguire il lavoro, anzi ha fatto capire che preferirebbe pagare la multa (che ammonta a 10mila dollari per ogni giorno di ritardo fino ad un massimo di 350mila dollari), piuttosto che portare a termine l’opera.

Arte e mercato sono da sempre facce della stessa medaglia, soprattutto nella creazione contemporanea dove ormai si ha la convinzione che sia il mercato a fare l’arte e non il contrario. Si sta forse ora perdendo il vero valore dell’arte, acquistando opere non per gusto o emozioni ma per mero valore economico, come se si trattasse di gioielli da esporre, manifestazione di uno stato patrimoniale cospicuo e solido.

E voi, cosa ne pensate?