La tomba di Monna Lisa Gherardini del Giocondo è qui!

Ciao a tutti amici di Grillintesta, ben ritrovati per il nostro consueto appuntamento del venerdì.

Oggi torniamo a parlare di storia, arte e nuove scoperte: è infatti di ieri la notizia del presunto ritrovamento delle ossa di Monna Lisa Gherardini del Giocondo, meglio nota come la Gioconda, celebre opera di Leonardo.

Silvano Vinceti, coordinatore del Comitato per la valorizzazione dei Beni storici e culturali in Italia, ha evidenziato la quasi completa certezza che i resti trovati nella chiesa di Sant’Orsola, a Firenze, siano proprio di Monna Lisa Gherardini del Giocondo: a dimostrarlo sono, infatti, sia i dati archeologici che quelli antropologici e storici.
Difatti uno dei tre reperti ossei prelevati dalla cripta del monastero si è rivelato compatibile con il periodo di morte di Lisa (1542) e in futuro potrà essere confrontato con il Dna dei figli.

“La sicurezza che alcuni dei resti esaminati siano di Lisa non la diamo – ha precisato Vinceti – ma la probabilità è altissima“. Certo è che, come ha spiegato Giorgio Gruppioni dell’Università di Bologna, al momento non è possibile procedere con l’esame del Dna con le tecniche disponibili attualmente; per questo confronto bisognerà attendere lo sviluppo tecnologico dei prossimi anni. In particolare i resti dei figli che furono trovati nella chiesa di Santissima Annunziata sono, ad oggi, troppo degradati dalle alluvioni dell’Arno e non danno filamenti di Dna sufficienti per eventuali esami di raffronto con i resti ossei trovati in Sant’Orsola.

Non ci resta, quindi, che aspettare ma di sicuro possiamo almeno sognare! 

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Apple week a portata di click…anzi di touch!

Quella appena trascorsa è stata la Apple week: milioni di utenti hanno atteso questa settimana, ed in particolare il 16 settembre, per scoprire le ultime novità di casa Apple.

Sono stati, infatti, presentati gli ultimi device (tra cui iPhone 6s, IPhone 6s Plus, Ipad Pro e Apple tv) oltre che l’ultimo sistema operativo IOS 9.

Molti si sono sentiti soddisfatti delle innovazioni tecnologiche apportate, altri un po’ meno: quello che sicuramente salta agli occhi è la continua attesa, forse dipendenza, dalla tecnologia, che ci porta continuamente e costantemente ad aggiornarci sul mondo delle nuove tecnologie, fino ad arrivare alla corsa all’ultimo telefonino di grido, oggi elevato a status symbol.

Personalmente trovo molto interessante ed appassionante il mondo della tecnologia in tutte le sue sfaccettature ma, come si dice, il troppo stroppia: un conto è la passione un conto la dipendenza. Con la giusta moderazione si può godere appieno di tutto ciò che la vita ha da offrire a ciascuno di noi!

Voi cosa ne pensate?

Federico Marchesini: colore, animo, passione

Ciao a tutti cari amici di “Grillintesta – dove il pensiero è di casa” e ben ritrovati qui sul mio blog.

Oggi, come ogni venerdì sono qui a scrivere un nuovo articolo per tutti voi che mi seguite e che non smetterò mai di ringraziare: siete in tanti e questo non può che riempirmi di orgoglio.

Questo nuovo post, però, oggi lo voglio dedicare ad un artista che ho avuto il piacere e il privilegio di conoscere e che ora sta osservando il mondo da lassù continuando a creare la sua arte “spirituale”.

Voglio ricordarlo qui con il testo critico che scrissi per lui (fu la mia prima esperienza sul campo che potei fare grazie a lui) che spero possa al meglio esprimere l’arte e l’essere artista, oltre che uomo, di Federico Marchesini.

“Dopo la partecipazione alla Biennale di Genova, conclusasi il 6 Luglio u.s., prima di dedicarsi alla personale presso l’Aeroporto Internazionale dell’Umbria San Francesco d’Assisi di Perugia e di partecipare alla Florence Biennale, Federico Marchesini torna, con la sua arte, ad esporre nella sua città in occasione del Todi Festival, con una mostra dal titolo “Tra Sacro e Profano”, tema caro all’artista stesso che ha già riscontrato particolare interesse nella personale di Terni (presso il Museo Diocesano e Capitolare) dello scorso Aprile.
L’arte di Federico Marchesini andrebbe definita “vera Arte”, per intenderci quella con la “A” maiuscola. Nelle sue opere è racchiusa tutta la meditazione dell’artista nei confronti dell’esistenza espressa attraverso le sue creazioni: la scoperta del supporto, il suo studio, la successiva esplosione delle emozioni e di quel sentimento che porta l’artefice ad assaporare ogni potenzialità dell’oggetto fino a prefigurarsi già il risultato finale.
Quello che subito colpisce chi guarda i suoi lavori è il continuo ripresentarsi di un modulo che, pur variando di opera in opera, si ripete continuamente in essa, quasi a voler celare allo spettatore ciò che è raffigurato oltre a quella fitta policromia che è la visione tangibile del sentimento, dell’emozione, della pulsione creativa del pittore. Infatti la novità apportata da Federico è proprio in questo nuovo linguaggio dell’arte contemporanea che pur corteggiando le avanguardie conserva ancora il richiamo alla tradizione attraverso la rappresentazione della figuratività umana, presente nella quasi totalità dei suoi lavori. Il visitatore è quindi portato a scrutare l’operato dell’artista nella sua interezza, con lo scopo di comprenderne “l’inganno”, guidando l’occhio alla penetrazione dell’anima per giungere all’essenza della rappresentazione umana stessa, raffigurata nel pieno della sua contemplazione (esistenziale) caratterizzata dalla costante presenza degli occhi chiusi: questo perché la vera riflessione non è da ricercarsi in qualcosa che è all’esterno ma in ciò che è in ognuno di noi, nella nostra stessa anima.
Mi sembra lecito definire questo linguaggio innovativo in quanto ho potuto constatare con mano la sua forte comprensione e il suo totale apprezzamento: non solo tra gli addetti ai lavori, coloro che chiamiamo esperti, ma soprattutto tra gli appassionati, i curiosi, i titubanti e i “distratti” che popolano, assai numerosi, il mondo dell’arte. È a loro che l’Artista deve cerca di approdare, perché è a loro che deve trasmettere, anzi suscitare, emozioni e riflessioni. Credo che questo sia il vero scopo che l’Artista deve prefigurarsi, quello di invitare lo spettatore a riflettere sulla propria condizione esistenziale, sul perché della sua presenza su questo mondo: per queste ragioni Federico Marchesini può e deve essere a pieno titolo considerato un Grande Maestro dei nostri giorni, in quanto ha pienamente compreso questa sua missione e per questo merita di essere conosciuto e ammirato da tutti.”

Ciao Federico, grazie per averci reso partecipi del tuo animo così buono e gentile.

La fine di un’Impero…del Sacro Romano Impero d’Occidente

Nel lontano 476 d.C, esattamente il 4 settembre fu definitamente scritta la parola “fine” sulla storia del Sacro Romano Impero d’Occidente.

Il tredicenne imperatore Romolo Augusto, infatti, fu deposto dal generale barbaro Odoacre che lo spedì in esilio nelle terre della Campania. Il trattamento a lui riservato, però, non fu dei peggiori: infatti al giovane fu assegnata una villa nel golfo di Baia (già residenza di Catullo) insieme ad una eredità di 6000 soldi d’oro annui.

In ogni caso Odoacre, però, non potrà mai reclamare per sé il titolo di imperatore (sebbene la cosa non sia nei suoi interessi); ben più ambito ormai è, infatti, il titolo di “patrizio”, mentre la porpora imperiale rimane più che mai svuotata del suo significato (indicativo il fatto che nei decenni precedenti gli imperatori d’occidente fossero stati nominati e detronizzati a piacimento da alcuni barbari come Ricimero)

Le insegne imperiali (composte da uno scettro, una toga ricamata in oro, un diadema, una corta spada ed il padulamentum, ovvero il manto di porpora) vengono spedite ad Oriente, cosicché l’Impero torni ad essere uno solo almeno nella formalità. Zenone, imperatore d’oriente, non ritiene necessario proclamare un nuovo sovrano d’occidente, conscio anche del fatto di non avere forze disponibili per gettarsi nella riconquista dei territori usurpati dai barbari. Inoltre è ancora presente un legittimo imperatore d’Occidente, ovvero Giulio Nepote (fatto uccidere poi nel 480 d.C.), il cui potere si estende però alla sola Dalmazia. L’assenteismo di Costantinopoli determina un esercizio di potere de facto di Odoacre, il quale pur non divenendo re d’Italia formalmente, controlla il territorio della penisola in vece dell’imperatore d’Oriente, grazie alle proprie truppe barbare. Egli verrà definito a volte re degli Eruli, degli Sciri e dei Rugi.

Il 4 settembre del 476 d.C., anche se è una data convenzionale con cui si indica arbitrariamente la fine dell’antichità, rimane una data importante: da qui infatti non si tornerà più indietro. L’Occidente rimarrà privo di un sovrano sino all’incoronazione di Carlo Magno del 800 d.C, dopo più di tre secoli e con Europa da un volto nettamente diverso rispetto all’epoca dei sovrani romani.

Vi manca il Sacro Romano Impero? Sappiate che all’Impero dobbiamo molto!